La fiera di santa Caterina d’Alessandria (25 novembre) viene istituita dal duca Gian Galeazzo Serbelloni nel 1785, per vivacizzare l’economia del paese con la contrattazione di merci, grano, bestiame, lino e quant’altro, usufruendo di esenzioni fiscali autorizzate dal Regio Magistrato Camerale.
Nasce a Milano nel 1508 da una famiglia attestata a Vimercate nel secolo XIV e dal XV secolo residente a Milano nella contrada di S.Maria Passerella.
Gian Galeazzo è stato il grande mecenate di Gorgonzola: l’aspetto di Gorgonzola è ancor oggi fortemente caratterizzato dalle grandiose opere volute e in gran parte finanziate da Gian Galeazzo: la chiesa dei santi Protaso e Gervaso, con l’annesso mausoleo della casata dove nel 1803 trova sepoltura e l’Ospedale Serbelloni.
Giovanni Bianchi nacque a Gorgonzola il 31 marzo 1758 da Antonio e Teresa Beluschi. Grazie all’interessamento e al mecenatismo del duca Gian Galeazzo Serbelloni (1744-1802) poté perfezionare la propria formazione musicale a Milano con i migliori maestri di cappella attivi nel capoluogo ambrosiano.
Poeta satirico neoclassico, nato a Bosisio nel 1729. Di origini modeste, viene avviato alla carriera ecclesiastica e diventa precettore presso alcune famiglie aristocratiche come gli Imbonati e i Serbelloni che in estate risiedevano in Martesana.
Si tratta di una raccolta di 1.500 pezzi tra libri, opuscoli, riviste, manoscritti e fotografie dedicati al latte e ai suoi derivati, formaggio in primis.
Iniziato nel 1775, contestualmente al palazzo di città dei Serbelloni, sul corso di Porta Orientale, in risposta alle nuove disposizioni sanitarie del governo asburgico, che proibivano la tumulazione dei defunti nelle chiese.
Gorgonzola è il luogo di origine dell’omonimo stracchino, noto in tutto il mondo e secondo come volume di esportazione solo al formaggio grana.
E’ un esempio di quella diffusa rete di attività molitoria che aveva nella fascia irrigua a sud del naviglio della Martesana il suo punto di forza. Il mulino prende l’acqua dalla roggia Bescapera, derivata dal naviglio a monte dell’ansa che caratterizza il percorso urbano del Martesana.
Documentato fin dal primo catasto di Carlo VI del 1721, come proprietà frazionata tra Giorgio Clerici e un Guala, macinava cereali e torchiava semi oleosi. Rimase in attività fino al secondo dopoguerra.
L’esistenza del mulino è attestata già dal 1721 dalla mappa catastale nella quale è indicato come “sito di casa con mulino e torchio d’olio”. Apparteneva al duca Serbelloni.