E’ un esempio di quella diffusa rete di attività molitoria che aveva nella fascia irrigua a sud del naviglio della Martesana il suo punto di forza. Il mulino prende l’acqua dalla roggia Bescapera, derivata dal naviglio a monte dell’ansa che caratterizza il percorso urbano del Martesana. Documentato dal primo catasto di Carlo VI del 1721 come proprietà frazionata tra Giorgio Clerici e Bartolomeo Guala, macinava cereali e torchiava semi oleosi. Rimase in attività fino al secondo dopoguerra.



Immagine
Foto 1 – La ruota metallica restaurata a novembre 2024
Foto 2 – L’edificio messo in sicurezza a maggio 2023
Foto 3 – il ponte coperto sulla Roggia Bescapera
Descrizione
Il mulino prende l’acqua dalla roggia Bescapera, derivata dal naviglio a monte dell’ansa che caratterizza il percorso urbano del Martesana.
Documentato dal primo catasto di Carlo VI del 1721 come proprietà frazionata tra Giorgio Clerici e Bartolomeo Guala, macinava cereali e torchiava semi oleosi.
Rimase in attività fino al secondo dopoguerra.
Il Molino vecchio era costituito da vari corpi di fabbrica che si fronteggiavano lungo la roggia: a sinistra era posizionata la ruota idraulica e il vano delle macine, con il castello di legno a sostegno delle mole e l’abitazione del mugnaio, mentre gli edifici di destra ospitavano il torchio da vini e semi oleosi, azionato da una ruota più piccola, i magazzini e le stalle.
I due corpi di fabbrica sono raccordati da un ponte coperto dal quale venivano azionate le paratoie che regolavano il flusso dell’acqua.
Come tutti i mulini della pianura padana era costruito in mattoni, con tetto a capriate in legno forte.
Recenti indagini presso l’Archivio di Stato di Milano hanno appurato che il Molino era di proprietà ducale prima del 1490 e che nel 1491 venne venduto al cancelliere ducale Gualtiero Bascapè.
Ciò dà ragione al nome dato alla roggia che lo alimenta: la Bescapera.
Si può quindi affermare che il molino è uno dei più antichi della Martesana ancora esistenti, sebbene ridotto a rudere.
Il rapporto di fiducia e favore che legava il Bascapè al suo signore non terminò con il crollo del Moro: a differenza di altri funzionari e cortigiani sforzeschi, egli non si riconvertì nelle file dell’amministrazione francese ma si ritirò nella sua elegante dimora suburbana (l’attuale villa Simonetta).
Al piano terreno del fabbricato si trova un camino risalente al XVII secolo, con un frontale costituito da un’unica lastra di pietra arenaria e due piedritti scolpiti con facce di leone. In mezzo all’architrave è posto uno stemma scolpito raffigurante un cartiglio con al centro una fontana a cratere con zampillo centrale: secondo uno studio araldico si tratta dello stemma parlante della famiglia Fontana, di origine piacentina con vari rami in Lombardia.
A Gorgonzola i Fontana sono attestati nel Catasto del 1722.
Note
Nel 2005 l’Amministrazione comunale ha acquistato il complesso di edifici a sinistra della roggia, dove è posizionata la grande ruota in ferro, con l’intento di procedere al restauro conservativo per destinarlo a uso pubblico.
Nel 2009 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano ha posto sotto tutela parte dell’edificio.
Nel settembre 2022 l’Amministrazione comunale ha messo in sicurezza l’edificio, demolendo le parti pericolanti e ingabbiando con strutture in acciaio e reti metalliche le pareti rimaste.
Nel settembre 2024 è stata restaurata la ruota e le due paratoie che regolano il flusso dell’acqua.
Potenzialità
La sua vicinanza all’alzaia del naviglio della Martesana, a due scuole e a un centro sportivo ne fanno un luogo ideale di sosta, aggregazione sociale e attività di educazione ambientale.
Criticità
L’edificio privo di tetto non ne permette l’ utilizzo e non garantisce la conservazione nel tempo delle murature.
Azioni suggerite
Si auspica la ripresa dei lavori di copertura dell’intero complesso e uno studio approfondito dell’utilizzo sociale più opportuno.
Bibliografia
M. L. Chiappa Mauri, I mulini ad acqua del Milanese, Roma 1984



