Il Sig. Macchi trasferì nel 1864 il reparto della fabbrica di cioccolata nella vecchia Cascina Quadri di Gorla. Sul lato che s’affaccia sul naviglio erano ancora visibili fino a poco tempo fa i segni di una grande ruota.
Era il 1924 quando gli svizzeri del dottor Wander cominciarono a costruire la fabbrica di mattoni rossi dell’Ovomaltina. Vi lavoravano centocinquanta persone fra operai, impiegati e ricercatori. Oggi è sede di giovani manager dell’hitech.
Il magazzino di via Pieri (ristrutturato) era un piccolo deposito di legna e carbone. Vi attraccavano i barconi carichi di sabbia provenienti dalle cave di Vimodrone e destinati alle fornaci a fuoco continuo (sistema Hoffmann) di Precotto e Sesto San Giovanni.
Il Monastero delle Clarisse della Regola di Santa Chiara fu voluto dal Cardinale Ildefonso Schuster come atto d’isolamento nella preghiera “con modestia e senza ostentazione, ma in fraternità di spirito con gli uomini”, e affidato all’architetto Giovanni Muzio. La chiesa, aperta al pubblico nel 1958, fu affiancata nel 2003 dalla Residenza per anziani San Francesco.
Il 20 ottobre 1944 184 alunni e 14 maestre, la direttrice e il personale ausiliario della Scuola Elementare Francesco Crispi furono orrendamente straziati da una bomba caduta nella tromba delle scale mentre cercavano di scendere nei rifugi. La piazza fu ribattezzata: Piazza dei Piccoli Martiri di Gorla.
Attorno al parco furono realizzate le palazzine dei quartieri di edilizia economica di via Biumi (1953), di Stamira d’Ancona (1951), del quartiere I.A.C.P. Martesana (1978).
La Roggia Acqualunga “scavata affine di mantenere l’acqua necessaria allo spurgo dei canali sotterranei della città” aveva origine nel vicino territorio di Precotto, attraversava i terreni dei Finzi e sottopassava con un sifone il Naviglio Martesana. Oggi è interrata.
Il piccolo monumento, una volta situato in mezzo al laghetto, è collocato oggi in mezzo al parco.
All’interno del parco c’è una piccola sommità del terreno che cela quella che un tempo fu una ghiacciaia “cui si perviene per ampia grotta”.
La neoclassica Villa Finzi era di proprietà della famiglia Batthyàny.
Nel 1721 figurava come casa da affitto.
Nel 1839 ne divenne proprietario Prospero Finzi.