



Immagine
Foto 1 – la villa oggi
Foto 2 – il porticato
Foto 3 – la chiesetta
Foto 4 – la Cafè haus
Descrizione
La villa con le sue parti adiacenti era stata costruita dal marchese Secco d’Aragona, Giovanni Antonio, fra il 1780 e il 1785. Era un unico complesso, alquanto discosto dalle ultime case del paese, ed era formato da tre cortili ben distinti e comunicanti tra loro: il cortile del padrone, quello del fattore e quello dei contadini. L’intera struttura edilizia dava le spalle al Naviglio della Martesana, dal quale era separata da un ampio giardino in cui c’è ancora una piccola costruzione a pianta quadrata chiamata “Cafè-haus”, dove i signori ed i loro ospiti, un tempo, prendevano il caffè vicino al canale. Il caseggiato era rivolto a nord e si affacciava alla via che ancora oggi ricorda l’ultimo dei marchesi Secco d’Aragona che ne era stato proprietario. Dalla via Secco si accedeva alla villa-cascina attraverso tre ingressi; nel cortile del padrone si entrava da un largo cancello e negli altri due ci si immetteva attraverso portoni in legno. Il cortile padronale era chiuso a nord da un’alta cinta con un’apertura a cancello ed era delimitato ad est da un porticato basso e lungo; la villa aveva la caratteristica forma a L, possedeva un corpo frontale, situato a ovest e arricchito da un imponente porticato con colonne ed archi, al quale era unita una costruzione laterale rivolta a sud. Dal porticato a colonne si entrava nella villa attraverso un portale situato nell’angolo sinistro, che ancora oggi si nota; al di là del quale c’era un piccolo atrio, dove si trovava un basamento con una grande statua in gesso raffigurante la Giustizia. Dall’atrio poi si saliva al piano superiore attraverso un ampio scalone a due rampe di scalini con un parapetto a muro; sia la lastra del parapetto che i gradini erano di pietra arenaria. La parte laterale sud della villa era stata costruita su due piani; al piano terra c’erano spaziosi saloni con camini di un certo pregio, stucchi ed affreschi ed anche portefinestre che davano sul cortile e sul giardino; al piano superiore si trovavano le abitazioni. Il corpo principale della villa, quello frontale, oltre ad avere il bel porticato con colonne ed archi, si presentava e si presenta su tre piani e possedeva sale con camini, stanze e camere. In questa parte esisteva al piano terra una graziosa chiesetta, a cui si accedeva dall’esterno, cioè da via Secco, attraverso un bel portale che ancora esiste, e dall’interno della villa tramite una porticina. La chiesetta era abbastanza ampia, possedeva diverse panche, aveva un soppalco con parapetto, da dove i padroni, un tempo, assistevano alle funzioni religiose; annessa c’era una piccola sacrestia. Inoltre la chiesetta disponeva di un altare in legno sormontato da una grande pala raffigurante al centro la vergine Maria e ai lati due Angeli. Il basso porticato che si trovava ad est del cortile della villa era suddiviso da diverse colonne, aveva al centro un cancello che dava accesso agli orti e al giardino ed ospitava carrozze e calessi. Dal cortile padronale, attraverso il porticato a colonne e un corridoio a volta, si passava al cortile del fattore; lungo questo passaggio c’era una tromba dell’acqua potabile. Il cortile del fattore era delimitato da abitazioni, stalle e fienili; possedeva a nord un portico di ingresso e a sud un porticato con cancello e portone per accedere al giardino. Da questo cortile si poteva andare anche, attraversando un altro corridoio, nel cortile dei contadini, che si estendeva parecchio in lunghezza e che era delimitato a nord dall’abitazione dei contadini e a sud dalle stalle e fienili e da altre abitazioni. Questo cortile era il più esteso e custodiva carri, carretti e carriole; in esso c’erano un grande fico e diversi gelsi. Sul lato est, ad angolo con le stalle e il passaggio, esisteva un pozzo ad argano dal quale si poteva attingere l’acqua con un secchio. All’estremità del lato sud del cortile, dove finivano le abitazioni, c’era il fosso che proveniva dalla Roggia Crosina e che serviva alle donne per lavare i panni e al fattore per irrigare gli orti e il giardino della villa. In quel periodo in questa villa-cascina abitavano diverse famiglie di contadini ed operai: c’erano i Fumagalli, gli Scaramuzza, gli Acquati, i Farina, i Bindellini, i Colombo, i Ceserani e gli Albani. Alcuni di questi cognomi già apparivano nella Rubrica degli affitti del 1841, quando il proprietario era il Marchese Secco d’Aragona, Carlo Francesco, ed il fattore era Gaetano Pallazzuolo.
Note
Alla fine degli anni sessanta i due cortili: quello del fattore e quello dei contadini sono stati demoliti e al loro posto sono sorti tre palazzi. La dimora padronale è stata recentemente in parte ristrutturata (quella con il porticato) e in parte ricostruita (quella dove c’ erano i saloni): tutto il complesso è stato trasformato in condominio. Attualmente sono rimasti da osservare: il portale di tardo barocco dell’ex-chiesetta, il porticato con le colonne e il portale d’ingresso della ex-dimora padronale.
Bibliografia
“Documenti e carteggi di Casa Secco D’Aragona Inzago tra il 1778 e 1878” ; Trascritti e commentati da Cesare Farina. Integrato con interviste agli anziani e mappe storiche. (2024)



