



Foto 1 – L’albero con la sua chioma autunnale,
foto 2 – foglie nel periodo vegetativo,
foto 3 – foglie in autunno,
foto 4 – ghiande.
Originaria dell’America del Nord, è stata introdotta in Europa nel XVI sec., a scopo ornamentale.
In Italia è presente in molte regioni, e invasiva in Lombardia e Piemonte.
E’ molto meno longeva delle querce bianche: vive fino a 100 anni.
Altezza: arriva a 18 m ca.
Fiorisce tra marzo e maggio.
Il tronco è possente e tozzo, con corteccia bruno-scura che presenta solchi e fessure.
La chioma è molto ampia, arrotondata, formata da numerose e forti ramificazioni aperte.
I fiori sono analoghi a quelli di tutte le altre querce, cioè sono infiorescenze unisessuali: quelli maschili riuniti in amenti penduli, quelli femminili sono solo 2-4 di colore rosso.
Le foglie sono caduche, inserite alterne, semplici e con picciolo di 2-4 cm.
La lamina è grande (12-25 cm) e si presenta incisa da 5-6 lobi profondi ognuno dei quali ha il margine dentellato e appuntito all’apice.
Le foglie appena spuntate hanno una tonalità dorata, poi sono verdi per tutta la stagione vegetativa e in autunno assumono un colore rosso o giallo-bruno conferendo all’albero un aspetto attraente.
I frutti (ghiande) sono degli acheni ovali di 2-3 cm contenuti in una cupola poco avvolgente, pelosa all’interno.
Le ghiande, di sapore amaro, maturano in due anni e cadono in Ottobre.
Note
Il nome deriva da “quercus”, nome latino della quercia, pianta sacra a Giove. L’aggettivo “rubra” dal latino “rúbeo” rosseggiare, essere rosso.
Trova impiego, oltre che per il suo legno anche se meno pregiato di quello della quercia bianca, soprattutto come specie forestale perché dotata di una velocità di crescita superiore a tutte le altre querce e si adatta facilmente al trapianto.
Nel XVII secolo gli Aztechi utilizzavano la resina a scopi medicinali: veniva impiegata principalmente per curare le malattie da raffreddamento. In caso di mal di denti riscaldavano l’estratto resinoso e lo appoggiavano sulla guancia.
I nativi americani usavano la resina per mantenere i denti e la pelle sani. Un resoconto del 1795, riporta che un commerciante francese che si trovava presso i Cherokee, riuscì a guarire dal prurito (scabia) bevendo per 10 giorni un decotto di ambra liquida estratta dal Liquidambar.
Ancora oggi è un ingrediente del cosiddetto “Balsamo dei Frati”, preparato a base di benzoino, che mitiga i raffreddori e i problemi della pelle.
La prima testimonianza della presenza di questo albero sembra essere in un’opera spagnola di F. Hernandez, pubblicato nel 1651, in cui lo descrive come un grande albero che produce una gomma profumata simile ad ambra liquida.
Bibliografia
Wikipedia, www.actaplantarum.org/
F. Gianni “Via per via gli alberi di Milano” – Ed. Il mondo positivo (1987)



