



Immagine
Foto 1: La struttura è a forma quadrangolare.
Foto 2: Porticato al primo piano pavimentato con mattonelle in cotto.
Foto 3: vista da sud-est.
Foto 4: la croce lignea a protezione della cascina sul fronte nord
Descrizione
Dal XVI secolo è attestata la proprietà dei Moneta. Il capostipite dei fattori fu un certo Braga, ma il più noto fu tale Silvestro Chino, tanto che l’azienda agricola era nota come “cassina di chinn” già nel Seicento. Il termine orografico Braga è molto diffuso e antico nelle denominazioni prediali, e indica un terreno bragoso, cioè fangoso. I numerosi Braga, cognome della zona attestato dal 1580, vengono da questa cascina. Fu probabilmente solo a seguito dell’attivazione del Martesana (fine XV° secolo) e dello scavo della roggia Crosina che tale terreno divenne drenato e posto a cultura. La dislocazione della cascina presso la roggia rivela infatti una scelta agronomica e insediativa indotta dalla sistemazione idrogeologica dell’area interessata dal cavo: quindi, prima viene scavata la roggia, poi, sistemati i terreni, diviene produttivo l’insediamento e la costruzione della cascina. Il terreno di sua pertinenza era nel Sette-Ottocento pressoché totalmente coltivato a vigneto o arativo avitato (cereali alternati a filari di vite). L’edificio presenta fra le particolarità architettoniche, dei bei basamenti di pilastri in ceppo dell’Adda, anche se ceppo di grana grossa, differente da quella più compatta usato per chiese e palazzi. Le mura attuali sono risalenti ad un rifacimento o ricostruzione del Sette-Ottocento, prevalendo infatti un mattone tenero, più friabile e rosso dei mattoni antichi: questo perché le fornaci di laterizi cominciavano a difettare del combustibile fornito dalla legna degli antichi boschi in via di scomparsa. I pigionanti residenti, cioè i contadini con contratto annuale, non furono mai più di una decina (2 o 3 nuclei famigliari al massimo); la parte abitativa guardava a sud verso la roggia; sul lato opposto gli stalli per gli animali. La struttura è a forma quadrangolare. A ovest e a nord le abitazioni su due piani; a est le stalle ed i fienili; a sud la roggia Crosina con lavatoio. Al centro un grande cortile. Lo spazio coperto per i carretti e gli attrezzi era direttamente di fronte agli ingressi delle abitazioni (lato nord). Presso la roggia Crosina due latrine. Notare, sulla sinistra, la pompa a mano (trumba) per l’acqua potabile. All’interno, sotto il porticato di sinistra una effige della madonna. All’esterno, lato nord, un ampio portone di ingresso in legno con passaggio pedonale. Sulla parete un grande crocifisso in legno. Il porticato al primo piano è pavimentato con mattonelle in cotto, posizionate a spina di pesce. Sulla sinistra le porte di ingresso delle camere da letto, costituite da un unico locale (5×5 metri). I locali avevano la funzione di dormitori e, durante il periodo dell’allevamento del baco da seta, da struttura coperta per il riparo dei “boschi” di cultura del baco. Allo scopo nella parte alta del locale era prevista una finestrina per la circolazione dell’aria. Nel periodo di allevamento del baco le famiglie dei contadini dormivano sul fienile. A destra è visibile la stalla per gli animali, esposta a sud, sovrastata dal fienile. All’interno, sotto il porticato di sinistra una effige della madonna. La cascina è raggiungibile da vari accessi: strade bianche provenienti da viale Gramsci, attraverso la stalla Mapelli, dalla cascina Soldone o dalla via Marconi (zona industriale). Nei pressi scorre la roggia di irrigazione “Crosina”, proveniente dal naviglio Martesana presso Cassano d’Adda. I campi circostanti la cascina sono a coltivazione mista, erbivora-cerealistica e sono irrigati da una rete di fossi che si dipartono dalla roggia Crosina a sud e dal Villoresi a nord.
Note
E’ stata abitata fino agli anni ‘90 e dopo la morte dell’ultimo affittuario, è stata venduta ad un privato. Le sue condizioni sono critiche e di completo abbandono.
Potenzialità
Vista la preziosità dal punto di vista storico e architettonico della struttura, ritengo opportuno l’intervento dei beni artistici e culturali per evitare la sua rovinosa distruzione.
Criticità
La cascina è pericolante sia all’interno che all’esterno. I tetti stanno perdendo le tegole di copertura e le infiltrazioni stanno ammalorando la struttura portante in legno.
Azioni suggerite
Ristrutturazione e valorizzazione come testimonianza del nostro passato (museo aperto) e come luogo di eventi storici, artistici e culturali.



