Villa Brambilla di Civesio è ad Inzago in Vicolo Cavour.





Immagine
1 – facciata di ponente con il bacino della cascata alimentato dalla roggia Crosina
2 – l’interno della cappella
3 – il cantinone dell’ala del ‘700
4 – la decorazione del soffitto di metà ‘800
5 – il cancello verso il giardino
Descrizione
Nella seconda metà del XV secolo, il territorio a ponente del centro abitato di Inzago apparteneva alla famiglia Piola.
Qui Giovanni Piola aveva avuto dal duca di Milano la regalìa (1480) di poter costruire un molino e la relativa roggia (Crosina) di derivazione dal naviglio della Martesana.
La casa da massaro poco distante dal molino e vari terreni (cascina Bonetta) furono confiscati ad altro Giovanni Piola (1637), messi all’asta e aggiudicati al conte Carlo Imbonati (621 pertiche).
Solo in un secondo tempo, dopo 40 anni, gli Imbonati ritennero di trasformare gli edifici esistenti e creare una casa da nobile per poter abitare anche a Inzago.
L’Imbonati, costruttore della casa, fu il colonnello Giò Andrea († 1723), padre di Giuseppe Maria (1688-1768) che la alienò nel 1733 a Carlo Brambilla (†1742), abile “negoziante di banco” che alla sua morte lasciò ai figli “un pingue patrimonio”.
La casa da nobile fatta erigere dagli Imbonati non parve adeguata ai Brambilla, ragione per cui la vedova Ippolita Clari acquistò (1747) dal Collegio dei nobili di Milano le contigue case da massaro e da pensionanti compresi gli orti dove erano contenuti i resti del molino bruciato dai francesi (1658).
Le case furono demolite e fu allargato il vicolo Brambilla; la Clari acquistò poi dai Borsa un terreno contiguo, spostò il percorso della roggia Crosina all’interno del Giardino.
Si deve a Carlo Antonio (1772-1830) e soprattutto alla moglie Teresa Clerici dei marchesi di Cavenago la trasformazione del fabbricato ex Imbonati nelle forme attuali al fine di adeguare la villa alle ambizioni sociali della famiglia.
Il progetto (1812) fu elaborato da Giuseppe Pollak, figlio del più noto Leopoldo, e prevedeva un nuovo corpo di fabbrica perpendicolare al precedente con fronte sul giardino caratterizzata da una facciata molto semplice, fascia marcapiano e leggere cornici che riquadravano le finestre.
La realizzazione della facciata fu diversa “nelle proporzioni e mutilata dal grande arco dell’atrio”.
Del 1844 è la realizzazione della scuderia per otto cavalli.
Tra le testimonianze più antiche nel fabbricato ex Imbonati vi è la cappella con i suoi decori settecenteschi
Il corpo di fabbrica Imbonati terminava con una sala, ora detta di Parigi, a causa del papier peint che rappresenta la città databile ante 1814, data in cui sul culmine della Colonna della grande Armée di Place Vendȏme fu tolta la statua di Napoleone in vesti di imperatore romano.
Un recente restauro ha comportato lo stacco della carta e la scoperta di lacerti della precedente decorazione a grottesche visibile anche nella fascia sottostante il soffitto.
La moltiplicazione dei discendenti portò a una divisione (1835) che fa trasparire l’ingente patrimonio diviso tra i cinque fratelli fu Carlo Antonio († 1830), ciascuno dei quali ebbe dei fondi e case dal valore equivalente; al minore Giuseppe toccò la villa e le 1578 pertiche ubicate nei confini del borgo.
Giuseppe (1822-1891) gestì con particolare attenzione la possessione; si aggiornò sistematicamente su nozioni di agraria, chimica, bachicoltura e tecniche produttive che applicò con passione (I Quaderni di agricoltura); fu un rappresentante della “Milano intransigente” e nella vita politica del borgo rappresentò la parte filo-austriaca e papalina in contrapposizione a quella maggioritaria risorgimentale antiaustriaca e filosabauda.
La famiglia Brambilla con le altre famiglie nobili di Milano partecipava agli avvenimenti della corte del governatore generale del Regno Lombardo-Veneto, come testimonia l’invito a presenziare all’arrivo dell’imperatore Francesco Giuseppe e della moglie Elisabetta in Lombardia (15 gennaio 1857).
Gli interventi edilizi di Giuseppe a Inzago sono riportati nelle carte che servirono all’elaborazione del Catasto Lombardo-Veneto: “venne aggiunta una scala grande terrena in luogo di un portico antico alla parte di mezzogiorno della stessa con superiore stanza e due gabinetti, […] venne eretta una torretta di cotto con una scala di vivo in ascesa […] vennero fatti molti miglioramenti interni alla stessa casa cioè suoli, plafoni di cannette e serramenti […] alla facciata verso il giardino vennero messi li stipiti di vivo alle finestre in luogo di quelli in cotto e rifatta la gronda in vivo”.
Gaetano (1856-1927), figlio di Giuseppe sposato con Luigia Porro dei conti di Santa Maria della Bicocca, fu legato al movimento cattolico e diede un contributo decisivo alla fondazione (1898) della Cassa Cattolica Rurale di Inzago di cui fu il primo presidente (1898-1909).
Eletto sindaco a Inzago è noto per aver rifiutato nel 1905 di esporre il tricolore in occasione del 20 settembre, giorno commemorativo della presa di Roma; fu destituito dal prefetto, ma fu in seguito rieletto.
Una planimetria del 1792 rappresenta il giardino all’italiana ripartito in otto quadri segnati da siepi di Buxus sempervirens; sopravvivevano i primi due riquadri contornati da superstiti siepi di bosso centenarie, purtroppo recentemente fagocitate dal bruco della piralide.
A settentrione una serra, tuttora esistente, separava il giardino dal retrostante brolo.
Tale giardino, ancora descritto nel 1835, fu successivamente trasformato in un parco all’inglese in cui la roggia Crosina confluiva in un laghetto, contornato da alcuni Taxodium distichum e Carpinus betulus, per poi alimentare una cascatella e fluire verso i resti del molino e quindi ritornare al naviglio.
La mappa evidenzia con tratteggiature in rosso i condotti sotterranei tramite i quali l’acqua raggiungeva la casa al servizio delle cucine e della scuderia; lo studio è completato da un’analisi altimetrica che giustificava i percorsi dell’acqua per gravità.
L’impianto del parco è sostanzialmente ancora l’attuale anche se la maggior parte delle piante del giardino all’inglese originario (1835-1840) hanno concluso il loro ciclo vitale e sono state sostituite. Restano in particolare un moncone di un vecchio carpino e la spettacolare Magnolia grandiflora che con le sue propaggini ha creato un boschetto.
A metà ‘800 alla casa fu aggiunta la torretta con specola dotata di telescopio e altra strumentazione.




Potenzialità
La villa ed il suo parco sono utilizzati per matrimoni ed altre feste.
Criticità
Quello di tutte le ville private: la difficoltà di accesso per un turismo di prossimità.
Bibliografia
“Ville di delizia e dimore storiche in Martesana”, edizioni Ecomuseo Martesana (2017)
https://drive.google.com/drive/folders/1KQfDhrdaUBv1A3PKrpYj8gZ7XQo4eTNe