Pioltello deriverebbe dal latino Plautellum. Tuttavia vi è un’altra ipotesi che farebbe riferimento alla terra di Plauto. Più probabile è il riferimento a plautus (con allusione alla natura dei luoghi pianeggianti). Un’altra ipotesi ancora collega il nome di Pioltello al termine lombardo pioda o piota che indicava la lastra d’ardesia usata dai romani per lastricare le strade (in grande abbondanza in quest’area).
Frammenti ceramici di oggetti di uso domestico e scorie di ferro
Il Bosco della Besozza ha visto la sua origine nel 2003, grazie al progetto “Dieci Grandi Foreste di Pianura” della Regione Lombardia con lo scopo di migliorare l’ambiente, incrementare la biodiversità e promuovere percorsi didattici e ricreativi.
Zendenofano Fumagalli, originario di Genova, era un maniscalco al servizio dei Visconti che giunse a Pioltello, dove nel 1640 fondò una bottega del ferro battuto che poi tramandò ai discendenti.
Poco dopo la strada per la Saresina, una strada porta alla Cascina Arzona.
Cascina inserita all’interno dell’omonimo bosco.
La cascina Camposoglio si trova ai margini dell’area protetta del Bosco della Besozza . E’ una cascina abbandonata ma che mantiene ancora un gran fascino.
La prima volta in cui compare la denominazione “Castelletto” risale al 1457, quando il duca Francesco Sforza concesse alle monache milanesi di Sant’Orsola di far acquisire ad Alberto de Porcellis un terreno presso «le cascine Castelletto in territorio di Pioltello, pieve di Segrate, in località detta San Pietro».
Qualche centinaio di metri più avanti della Cascina Dugnana, al di là della Via San Francesco, si trova la Cascina Chioso.
La Cascina Dugnana doveva essere abitata dalla famiglia omonima già dalla seconda metà del Cinquecento.