Le tombe sono state ricoperte e preservate “in situ”
Tomba lasciata “in situ” in via Oberdan, dopo averne fatto il controllo, il rilievo e dopo averle ricoperte con telo
Villa neobarocca con corpo principale in unico blocco lineare su due piani cui si innestano longitudinalmente due corpi più bassi e stretti. Edificata alla fine del XVIII secolo da donna Camilla Prata in Resta.
E’ il nucleo più antico di Rodano, già abitato in epoca Longobarda, come attestano i sarcofagi oggi a Lucino e la Croce di Rodano esposta al museo archeologico di Milano.
Il murale è la parte culminate di un percorso che i ragazzi volontari dell’Associazione Onlus L’Ape Clotilde di Paola e Filippo Nador hanno compiuto all’interno del progetto più ampio “Pagine di comunità” da un bando di Fondazione Cariplo con il Comune di Rodano capofila.
Durante la peste del 1630, nel giro di un paio di mesi, morirono circa i due terzi degli abitanti di Lucino. Il detto “i tre de Lusin, quater col campanin” vuole ricordare questo fatto che lasciò il paese semi deserto.
Originariamente monastero e poi casa padronale della cascina la cui struttura è ancora visibile nella piazza retrostante la facciata.
Antica cascina (probabilmente XIV secolo) che sembra essere stata in passato un monastero dipendente dagli Sforza.
Non abbiamo notizie sulle origini.
E’ divisa in due parti, la cascina vera e propria e la grande casa padronale, evidentemente non destinata al fattore, ma ai proprietari.