È a partire dal 1945 che comincia a prendere forma concreta quel progetto di aiuto ai sofferenti appena abbozzato negli anni della guerra: don Gnocchi viene nominato direttore dell’Istituto Grandi Invalidi di Arosio (Co) e accoglie i primi orfani di guerra e i bambini mutilati. Inizia così l’opera che lo porterà a guadagnare sul campo il titolo più meritorio di “padre dei mutilatini”.
La cascina assume evidentemente il nome dalla vicinanza con i boschi che si estendevano in tutta la regione insubrica prima della messa a coltura dei fondi.
Cascina Bragosa deve molto probabilmente il suo nome al termine celtico brago (fango) perché costruita su terreni fangosi e paludosi.
La prima attestazione risale alla fine del ‘600.
L’attuale strada per Cascina Canepa è uno dei lati dei quadrati della vecchia centuriazione romana.
La Cascina Castiona prende il nome dalla nobile famiglia proprietaria, i Castiglioni.
Compare nel catasto spagnolo del 1558.
Sono due insediamenti rurali a oriente di Bornago, attestate nella relazione della visita pastorale del delegato del cardinale Federico Borromeo nel 1566.
La piazza Castello, fulcro del paese, conserva la memoria della presenza di una fortificazione medioevale di retrovia rispetto alla linea difensiva principale lungo l’Adda.
Frammenti ceramici di oggetti di uso domestico e scorie di ferro
Poco dopo la strada per la Saresina, una strada porta alla Cascina Arzona.
Cascina inserita all’interno dell’omonimo bosco.