L’Edicola votiva al S. Cuore fu dipinta nel 1767 sul muro di fronte a Casa Ugenti Sforza e poi trasportata al posto attuale nel 1826.

Edicola votiva al S. Cuore
Giò Batta Catenacci († 1789), ultimo maschio della stirpe sposato con Teresa Pirogalla dei feudatari di san Giorgio Vecchio senza figli, abitava l’attuale Casa Ugenti Sforza in via Roma.
Era un uomo devoto e, contrariamente alla consuetudine per cui si abbellisce la propria casa, voleva avere “una immagine di divozione” in faccia alla propria abitazione per vederla meglio. Nel 1767 ebbe l’autorizzazioni del Monastero di santa Caterina alla Chiusa di Milano, proprietario dell’edificio di fronte (attuale via Roma), a dipingere un affresco sulla loro facciata che rappresentasse il Sacro Cuore di Gesù, culto al tempo recentissimo.
Giò Batta Catenacci non ebbe figli e pertanto, dopo due generazioni i Catenazzo si estinsero e tutta la proprietà di Inzago fu successivamente alienata (1803).
Acquirenti furono i fratelli Bartolomeo,Vincenzo e Ambrogio Brambilla di Gessate.
I fratelli Brambilla procedettero (1813) a una divisione e i beni di Inzago furono assegnati a Vincenzo Brambilla che si era frattanto sposato nel 1800 con Maddalena Villa di Inzago.
Si devono a Vincenzo, cui erano stati assegnati successivamente i beni di Inzago, padre di otto figli e che risiedeva stabilmente nel borgo, i grossi interventi edilizi sulla casa, consistenti nel raddoppio del corpo originario con la formazione al piano terreno di un grande salone e un portico, nel suo accorciamento verso nord per permettere la congiunzione dei due giardini e infine nella costruzione lungo strada di un altro nuovo corpo di fabbrica sul cui angolo fu posto il citato affresco ivi trasportato (1826) da Giuseppe Maria Franchetti, nuovo proprietario dell’edificio delle monache, a seguito della decisione di abbatterlo e arretrarlo.



