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Inzago – Cascina Morosina 

La cascina è accessibile da una stradina asfaltata, già strada vecchia per Trecella.  
Localizzazione: Inzago – strada vecchia per Trecella

La cascina è accessibile da una stradina asfaltata, già strada vecchia per Trecella.  

Immagine

Vista dall’ingresso ovest

Descrizione

Sulla sinistra la struttura a due piani a forma di “L”, adibita ad abitazioni.

Sulla destra un corpo lineare a due piani adibito al ricovero degli animali ed attrezzi di lavoro (piano terra) e allo stoccaggio del fieno nel piano superiore.

Tra i due edifici un ampio cortile, al centro del quale è situata la pompa manuale dell’acqua (in dialetto trumba) e un piccolo lavatoio prospiciente la roggia di irrigazione (Vassalla).  

L’edificio rialzato in fondo era l’abitazione del “fattore”.

La roggia “Vassalla”, proveniente dal naviglio Martesana, serviva anche all’alimentazione di tre mulini ad acqua, il mulino Pirotta, il mulino Gabello e il Molinello Franchetti continua verso sud.

Oggi dei tre mulini il solo integro, completo e funzionante, anche se non più usato per lo scopo iniziale, è il Mulino Franchetti, di proprietà Gnecchi Ruscone.

I campi circostanti la cascina sono a coltivazione erbivora, fino a poco tempo fa irrigati  a ”marcita”.  

 La Morosina è attestata già nelle visite pastorali di fine cinquecento abitata dalla famiglia Fagnani.

In tali documenti e nei successivi è detta Moresina, dal nome del terreno soffice, morbido e adatto alle culture foraggere; tutta la zona sotto il Martesana è peraltro a vocazione foraggera con la possibilità di 6/8 tagli di fieno all’anno; tuttavia il catasto del 1721 presenta anche la vite.

Nel 1526 Cesare Piola senior sposava Ludovica Moresina, figlia di Giorgio del Moresina, che gli portò in dote cascina e diritti sull’omonima roggia (poi detta Vassalla).

La cascina era prevalentemente destinata alla coltura e allo stivaggio del fieno e al ricovero invernale delle mucche da latte dai bergamini.

Aveva perciò pochi locali di abitazione permanente, per 1 o 2 famiglie, e ampi spazi collettivi per le bestie e gli operai (“cowboys”) loro addetti anch’essi per estensione chiamati bergamini.

La parte più antica è quella posta in asse nord/sud dove si intravedono tessiture murarie cinquecentesche; perpendicolarmente i corpi rustici (spesso collettivi per bestie e persone) vennero trasformati in abitazione alla fine dell’ottocento secondo il modello plurifamiliare che prevedeva al pianoterra lo stanzo col focolare e al piano superiore la stanza da letto; una scala unica collegava i due piani e un ballatoio le stanze superiori.

L’acqua per i numerosi residenti era fornita da una comoda fontana a pompa, innovazione rilevante rispetto al pozzo a carrucola o all’acqua di roggia.

Poco a monte vi è la cascina Lodovica, gemmazione onomastica della proprietaria (Ludovica Moresina).

Note

La cascina è stata nel secolo scorso ristrutturata, mantenendo intatte le sue originali caratteristiche.

Gli attuali abitanti tengono molto alla manutenzione, all’ordine e alla pulizia della struttura.

Diversamente dalle altre cascine, gli orti assegnati agli abitanti, sono locati a sud della struttura.

Autore: Maggio 2019 Elio Mandelli
Datazione: Secolo XVII – Catasto Teresiano
Numero scheda catalogo heritage: