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Storace americano (Liquidambar Styraciflua L.)

Albero imponente, è rustico e longevo. In Italia è un’essenza neofita casuale ovunque coltivata come ornamentale in parchi e giardini.
Localizzazione: Milano Municipi 1 e 2 – p.za della Repubblica, p.za Sant’Ambrogio, v.le Monte Grappa, via Sant’Agnese, Giardini della Guastalla, via Verziere, l.go F. Richini, via Quadronno, via della Chiusa, via Brolo, via Conca del Naviglio, via Campo Lodigiano, p.za Castello, via Tarvisio, v.le F. Restelli, p.le S. Farina, p.za Duca d’Aosta, via G. Cagliero, p.za Carbonari, v.le N. Sauro

Albero imponente, è rustico e longevo. In Italia è un’essenza neofita casuale ovunque coltivata come ornamentale in parchi e giardini.

Esemplare adulto a fine giugno nel Giardino della Guastalla, foglia, gemme e infruttescenze dell’anno passato, infruttescenza immatura e dell’anno passato

Originario dell’America del Nord, lo Storace è stato importato in Europa nel 1681 dal missionario John Banister.

Altezza: raggiunge i 40 m nella zona d’origine.

Da noi arriva a 25 m.

Fiorisce in primavera tra aprile –maggio.

I fiori compaiono con le foglie.

La corteccia è bruna, profondamente fessurata.

La chioma è piramidale-conica, ma con l’età si espande fino a raggiungere i 10 m di diametro.

La pianta ha fiori unisessuali apetali.

Quelli maschili sono numerosi capolini eretti di colore giallo; quelli femminili formano un unico capolino sferico lungamente peduncolato di colore giallo.

Le foglie sono decidue, alterne, con lungo picciolo.

La lamina è palmata divisa in 5 – 7 lobi acuti triangolari ed è lunga 12 – 18 cm.

Sono solcate da nervature palminervie; di colore verde brillante, più chiaro nella pagina inferiore, in autunno assumono un bellissimo colore che va dal giallo dorato- arancione al violaceo.

I frutti si presentano come infruttescenze sferiche di 3 cm.

Sono costituiti da un insieme di capsule spinescenti per la persistenza degli stili, ma non pungenti; prima verdi, poi a maturità si aprono e disseminano piccoli semi alati e diventano brune e legnose, rimanendo sulla pianta tutto l’inverno.


Note

Il nome del genere deriva dal latino “liquidus” (liquido) e dall’arabo “ambar” (ambra): riferimento alla resina profumata prodotta dall’albero.

Anche il nome specifico sottolinea la caratteristica della pianta: infatti deriva dal greco “στῠραξ” (‘stýrax’ – storace), pianta resinosa aromatica e da “φλύω” (‘phlúo’ – trabocco) e cioè traboccante di resina

La resina profumata della pianta si ottiene dopo spremitura e bollitura della corteccia. Viene utilizzata come conciante, in profumeria, nella preparazione medicinale di un olio per frizioni e per produrre incenso.

Nel XVII secolo gli Aztechi utilizzavano la resina a scopi medicinali: veniva impiegata principalmente per curare le malattie da raffreddamento. In caso di mal di denti riscaldavano l’estratto resinoso e lo appoggiavano sulla guancia.

I nativi americani usavano la resina per mantenere i denti e la pelle sani. Un resoconto del 1795, riporta che un commerciante francese che si trovava presso i Cherokee, riuscì a guarire dal prurito (scabia) bevendo per 10 giorni un decotto di ambra liquida estratta dal Liquidambar.

Ancora oggi è un ingrediente del cosiddetto “Balsamo dei Frati”, preparato a base di benzoino, che mitiga i raffreddori e i problemi della pelle.

La prima testimonianza della presenza di questo albero sembra essere in un’opera spagnola di F. Hernandez, pubblicato nel 1651, in cui lo descrive come un grande albero che produce una gomma profumata simile ad ambra liquida.


Bibliografia

www.actaplantarum.it/

“Via per via – Gli alberi di Milano” di F. Gianni – Ed. Il mondo positivo – 1987


Autore: F. Gianni “Via per via gli alberi di Milano” – Ed. Il mondo positivo (1987)
Datazione: 1681
Numero scheda catalogo heritage: