– Fagus Sylvatica cv Asplenifolia: via S. Senatore, via Brolo
– Fagus Sylvatica cv. Astropunicea: via G. Verdi, via Caradosso, l.go Augusto, via B. Ricasoli, Foro Buonaparte, p.za Castello
– Fagus Sylvatica cv. Pendula: via Circo
Albero di prima grandezza. Usato come pianta ornamentale, esige grandi spazi. Nei centri urbani solo eccezionalmente viene utilizzato nelle alberature cittadine.

Immagine
Pianta nella stagione estiva, fiori femminili, frutti
Descrizione
La pianta, principale componente della foresta latifoglia diffusa nell’Europa temperata dalla Francia all’Ucraina, è presente in tutto il territorio italiano, tranne che in Sardegna.
Il Pignatti descrive l’optimum vegetazionale del faggio in Italia quali le Alpi fra 600 – 1300 m e gli Appennini tra 1000 – 1700 m.
Il faggio è molto longevo: può vivere fino a 200 – 300 anni.
Altezza: compresa tra i 10 – 30 m.
Fiorisce in Aprile.
Il tronco è diritto ed imponente con corteccia liscia di colore grigio metallico.
La chioma è regolare e molto fitta ed impedisce il passaggio dei raggi del sole: raramente alla base è possibile piantare altre specie vegetali.
Le gemme sono acute, bruno chiare su rametti con corteccia anellata.
I rametti che crescono all’ombra sono penduli, quelli che prendono la luce sono orizzontali.
I fiori compaiono insieme alle foglie.
I fiori maschili sono numerosi, composti da 6-16 fiori ascellari e raggruppati in amenti sferici peduncolati; quelli femminili sono riuniti in due a volte tre fiori dentro un involucro detto “cupula”.
Le foglie sono caduche con un breve picciolo.
La lamina è ellittica con base rotonda.
La pagina superiore è glabra e lucida, quella inferiore presenta ciuffi di peli rossastri.
Il colore è verde scuro in primavera, mentre in autunno diventa giallo e rosso intenso.
I frutti sono delle piccole noci racchiuse in una cupula legnosa che presenta dei deboli aculei.
Le valve si aprono a maturità e lasciano cadere due piccole noci commestibili chiamate anche “faggiole”.
Note
Il nome deriva dal latino “fagus”, probabilmente derivato dal greco dorico φαγός (‘fagós’) cioè mangiare, facendo riferimento ai frutti di cui maiali e fagiani vanno ghiotti.
Il nome della specie “sylvatica”, da errata grafia per “silvaticus”, da “silva” selva, bosco, vuole ricordare l’origine spontanea di questa essenza.
Commenti
Dalle “faggiole” si estrae un olio che può servire come combustibile, ma anche per condimento.
I semi, in tempo di guerra, venivano tostati ed utilizzati come sostanza succedanea del caffè.
Il legno del faggio è ideale per i mobili. Può essere tornito facilmente. Da ricordare che il suo uso per la produzione di attrezzi è ricordato da Virgilio nelle Egloghe.
Bibliografia
Wikipedia, www.actaplantarum.it/ , “Via per via – Gli alberi di Milano” di F. Gianni – Ed. Il mondo positivo – 1987
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