Cesare Beccaria Bonesana, marchese di Gualdrasco e di Villareggio, nonno materno di Alessandro Manzoni, è stato un giurista, filosofo, economista e letterato italiano considerato tra i massimi esponenti dell’Illuminismo italiano, figura di spicco della scuola illuministica milanese.

Statua di Cesare Beccaria vestito da giureconsulto romano nel giardino della sua villa a Gessate
La sua opera principale, il trattato “Dei Delitti e delle Pene” (1764), un’analisi politica e giuridica contro la pena di morte e la tortura sulla base del razionalismo e del pragmatismo di stampo utilitarista, è tra i testi più influenti della storia del diritto penale che ispirò tra gli altri il codice penale voluto dal granduca Pietro Leopoldo di Toscana e i padri fondatori degli Stati Uniti d’America nella stesura di parte della costituzione statunitense.
Cesare Beccaria Bonesana, era il maggiore proprietario fondiario di Gessate ed ebbe per questa località una costante attenzione.
Soprattutto negli ultimi anni della sua vita attuò nei suoi fondi quelle riforme e quegli investimenti che aveva auspicato nei suoi studi di economia, riqualificando i boschi, incrementando l’allevamento del bestiame nelle aree a brughiera, specializzando la viticoltura e promuovendo un corretto rapporto tra la coltura del gelso e l’industria della seta.
Note
Beccaria mostra dubbi e raccomanda cautela nella custodia cautelare in attesa di processo, attuata negli ordinamenti penali solitamente in casi di pericolo di fuga, reiterazione o inquinamento delle prove, e alla sua epoca assolutamente discrezionale e ingiusta.
« Un errore non meno comune che contrario al fine sociale, che è l’opinione della propria sicurezza, è il lasciare arbitro il magistrato esecutore delle leggi, d’imprigionare un cittadino, di togliere la libertà ad un nemico per frivoli pretesti, e il lasciare impunito un amico ad onta degl’indizi più forti di reità.
La prigionia è una pena che per necessità deve, a differenza di ogni altra, precedere la dichiarazione del delitto; ma questo carattere distintivo non le toglie l’altro essenziale, cioè che la sola legge determini i casi, nei quali un uomo è degno di pena.
La legge dunque accennerà gli indizi di un delitto che meritano la custodia del reo, che lo assoggettano ad un esame e ad una pena”



