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Copertina della pubblicazione
Descrizione
La sua presenza si può scorgere ancora oggi nella conformazione di un territorio indissolubilmente legato all’acqua e costellato da fiumi, canali e fontanili.
Nel corso dei secoli quel grande specchio d’acqua, paludoso e inospitale, venne bonificato dall’uomo: ci provarono prima i Romani, ma la vera svolta si ebbe grazie al lavoro dei monaci benedettini e cistercensi e anche la natura ebbe una sua parte nell’inevitabile prosciugamento del Gerundo.
Oggi dell’antico lago restano ancora le sponde, ma anche isole e promontori sui quali vennero fondate le città di Crema e Lodi.
Il libro ripercorre, grazie a Fabio Conti, giornalista e scrittore abitante in Gera d’Adda, la travagliata storia del “lago che non c’è più”, il cui territorio fu teatro di epici scontri, come la battaglia di Agnadello.
Ma quella del Gerundo è una storia che si mescola alla leggenda: anche il grande lago lombardo ospitava infatti un mostro, Tarantasio, la cui uccisione è stata tramandata in tante tradizioni.
Secondo la più nota il mostro, che aveva le fattezze di una grande biscia, venne ucciso dal capostipite dei Visconti che inserì poi il biscione nel simbolo araldico della sua casata.
Potenzialità
Ci sono tutti gli elementi per fare di quel territorio un nuovo Ecomuseo.
Bibliografia
Vedasi gli innumerevoli suggerimenti bibliografici segnalati nel libro.



