I mulini ad acqua sono la prima macchina complessa capace di sostituire l’energia inanimata a quella animale e umana.


Immagine
1 – Copertina del libro ediz. 1998
2 – edizione 1984
Descrizione
Sono i testimoni di una storia concreta, fatta di cose che si possono ancora vedere, toccare, riscoprire in quel prezioso paesaggio della memoria che sta scomparendo sotto colate di cemento, infrastrutture, capannoni industriali.
A partire dall’XI secolo nell’Europa occidentale, il mulino ad acqua diventa una presenza familiare e necessaria laddove vi siano precondizioni favorevoli: abbondanza di corsi d’acqua di media portata, produzione consistente di cereali, abbondanza di fruitori.
I proprietari risultano spesso enti ecclesiastici, chiese, monasteri, vescovadi, signori locali, ma non mancano anche comunità di villaggio o famiglie di imprenditori.
In Lombardia, nel corso del Duecento, in parallelo con l’aumento demografico, i mulini ad acqua si moltiplicano e continueranno a moltiplicarsi per tutto il periodo medievale, fino a congestionare diversi corsi d’acqua e a dar vita a infinite diatribe giuridiche.
Rari sono difatti i documenti che attestano la costruzione di un mulino, mentre frequentissimi sono i ricorsi al giudice per presunti abusi o danni causati a impianti preesistenti.
Le ruote idrauliche muovono principalmente mole per ricavare farina, ma anche piste per togliere il tegumento al miglio e poi – quando verrà introdotto – al riso.
Ma vengono adattate anche in innumerevoli processi artigianali.
Muovono seghe per tagliare legname, magli per aumentare la temperatura nei forni, strumenti per forare le lastre di metallo, altri per lucidare le armature (cfr. Via Mulino delle armi, a Milano).
E ancora folle per rendere i tessuti di lana più compatti e resistenti, folle per ricavare cellulosa dagli stracci di lino nei processi di produzione della carta, fino ai quattrocenteschi torcitoi per aumentare la resistenza dei fili di seta.
Seguendo l’inventiva infinita degli artigiani medievali.
Bibliografia
Vedasi le pagine finali dei due volumi
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