Il dipinto, di autore ignoto, ritrae al centro il corpo del Cristo morto avvolto nel sudario con ai lati San Carlo Borromeo e un angelo.
Edicola costruita per volere di Emma Brambilla, un’ex-infermiera dell’ospedale di Gorgonzola, morta nel 1985.
Il grande stabilimento tra piazza Castello e piazza della Resistenza era di proprietà dei conti Negroni Prati e nel 1874 occupava 240 operaie.
Gentildonna ticinese nata a Lugano nel 1824, sorella maggiore del patriota Emilio Morosini, caduto giovanissimo nella difesa della Repubblica romana nel 1848, sposò in seconde nozze il conte Alessandro Negroni Prati, il maggiore possidente terriero di Pessano.
La Villa sorge in piazza Castello, fulcro del paese, sul sito di una fortificazione medioevale di retrovia rispetto alla linea difensiva principale dell’Adda.
La residenza di campagna dell’illustre famiglia milanese Prinetti Castelletti è composta da due edifici che si fronteggiano sulla corte d’onore.
Vaso integro con 4 prese a linguetta sul collo
È a partire dal 1945 che comincia a prendere forma concreta quel progetto di aiuto ai sofferenti appena abbozzato negli anni della guerra: don Gnocchi viene nominato direttore dell’Istituto Grandi Invalidi di Arosio (Co) e accoglie i primi orfani di guerra e i bambini mutilati. Inizia così l’opera che lo porterà a guadagnare sul campo il titolo più meritorio di “padre dei mutilatini”.
La cascina assume evidentemente il nome dalla vicinanza con i boschi che si estendevano in tutta la regione insubrica prima della messa a coltura dei fondi.
Cascina Bragosa deve molto probabilmente il suo nome al termine celtico brago (fango) perché costruita su terreni fangosi e paludosi.
La prima attestazione risale alla fine del ‘600.