Spade in bronzo ripiegate e spezzate; anfore andate disperse; accetta tipo Paalstab; un lungo chiodo in due pezzi
La Villa Angelina (non più esistente) di Rosmini Angelo, era forse una delle più longeve della riviera.
L’antica Trattoria della Gobba era l’ultima meta delle escursioni fuori porta dei milanesi.
Poco oltre l’osteria delle Tre Case, lungo il naviglio, ci sono i resti del casello idraulico, della Cascina Lambro e le opere idrauliche d’intersezione del Lambro/Martesana. Più volte rigovernate, queste opere conservano ancora in certi punti i tratti originari dei manufatti in ceppo.
Nella Cascina Falperina si era insediata (1913) la lavanderia con rustici di Mariani Dionigi. La nuova costruzione utilizzava le acque del Martesana. I lavatoi lungo i canali erano pubblici e disponibili a turni, dati in uso gratuito a gruppi di famiglie.
Sul lato posteriore di via Amalfi, in via Lazzaretto, si distendeva un tempo un nucleo rurale composto da diverse cascine fra cui la cascina San Mamete e il suo oratorio.
Attualmente è sede del Corpo musicale della centenaria banda di Crescenzago, di una sezione dell’Anpi e della Lega Ambiente.
Lungo l’asse della vecchia Via Postale Veneta l’alzaia, all’intersezione di via Padova con via Idro, fa ancora capolino l’Osteria delle Tre Case. L’osteria fu edificata sui resti del Molino del Dosso, ma venne spostata nel 1934 in via Padova 345 dove si trova attualmente.
La villa fu costruita probabilmente alla fine del ‘700 e deve il suo nome ai Conti Albrighi che ne vennero in possesso ai primi del ‘900.
La villa De Ponti aveva una pianta ad U e un ampio giardino all’italiana.
Nel 1855 Luigi de Ponti v’impiantò una filanda usata oggi come trafileria di materiale ferroso.
La ruota motrice (1857) era azionata dalle acque dal naviglio (Roggia Ascania).