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CSD | Martesana – I casotti di campagna testimoni di civiltà

Nel gergo dell’antica parlata milanese i casot, da non confondersi con le cascine, sono chiamati gli edifici rurali singoli, non abitati e adibiti a deposito di materiale utile alle colture del luogo.
Localizzazione: CSD Ecomuseo Martesana – online

Nel gergo dell’antica parlata milanese i casot, da non confondersi con le cascine, sono chiamati gli edifici rurali singoli, non abitati e adibiti a deposito di materiale utile alle colture del luogo.

Un casotto di campagna a Pessano con Bornago

Descrizione

I casotti nascono alla fine dell’Ottocento e sono in genere costituiti da un unico locale per il deposito di granaglie, eventualmente un vestibolo interno ad uso di giaciglio notturno, da un pollaio su un lato e da un’aia. Sono orientati a sud per poter stendere sull’aia i cereali ad essiccare. In alcuni casi sono provvisti di una piccola rientranza sulla parete frontale per inserirvi statue votive.

Vengono costruiti allorché la piccola proprietà rurale sostituiva il latifondo di proprietà nobiliare, ovvero fino al secondo dopoguerra.
Con l’inizio del XX secolo i grandi proprietari terrieri frazionarono e vendettero le loro terre, ritenendo più redditizio investire nella lavorazione del baco da seta e negli altri settori della nascente industria moderna. Viene a cessare il sistema agricolo della mezzadria e la popolazione attiva si sposta dall’agricoltura al mondo delle fabbriche. La terra, venduta dai grandi possidenti a piccoli lotti, diventa appetibile per le famiglia contadine che possono permettersi di acquistarla e lavorarla contraendo debiti con cooperative rurali e con le banche. La popolazione paesana in parte mantiene il lavoro agricolo sul piccolo podere di proprietà, in parte trova lavoro nell’industria. Molti operai conservano entrambi i lavori, almeno fino alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, aiutati dalla meccanizzazione dell’agricoltura.
I casotti, già presenti all’inizio del periodo industriale, fioriscono nella pianura lombarda nell’arco di tempo di questa trasformazione economico-sociale. Si addensano laddove il sistema irriguo, formato da canali, rogge e fontanili, consente di irrigare con una rete capillare nuove e antiche colture.

I casotti non sono considerati antichità da preservare, ma sono comunque testimonianze di un tempo di duro lavoro agricolo, di un mondo semplice e circoscritto, di una dimensione collettiva del vivere. Generazioni diverse hanno trascorso la loro infanzia sull’aia. Per queste persone i casotti rappresentano il luogo dei ricordi e dei sogni. Durante la Resistenza, poi, sono stati luoghi di riunioni partigiane al coperto dall’oscurità notturna. In certi casi si prestavano ad essere luoghi di relazioni illecite perché lontani dagli abitati e da sguardi inopportuni.

Sono i testimoni di un modo di vivere, nel bene e nel male, che si è perso…. Luoghi dell’anima che ci ricordano un mondo di semplicità e genuinità ormai sparito. Ma tanto vale concederci ogni tanto delle illusioni, in attesa di scoprire che anche l’oggi, pur nella complessità, nasconde gemme di prossimità, abnegazione e piccoli e grandi eroismi.

Note

Nell’anno 2022 il filmato, realizzato da Pierangelo Brambilla, ha fatto da sfondo alla mostra pari titolo allestita a Pessano con Bornago presso lo spazio espositivo della vecchia filanda, con il patrocinio del Comune.

Bibliografia

Video Youtube https://www.youtue.com/watch?v=Fkm5P2J2DOc

Autore: Pierangelo Brambilla
Datazione: 10 Aprile 2025
Numero scheda catalogo heritage: PIIMVD0011