Il siluro o siluro d’Europa o anche pesce siluro, è un pesce d’acqua dolce europeo, appartenente alla famiglia dei Siluridae.


È originario dell’Europa orientale, dal bacino del Danubio verso est.
In Italia è stato introdotto da circa mezzo secolo e si è molto diffuso soprattutto nei bacini del Po e dell’Adige; più recentemente è stato introdotto nei fiumi Adda, Volturno, Arno e Tevere.
Il suo habitat ideale è costituito da grandi fiumi, ma anche paludi, stagni, laghi, lanche, bracci morti e canali di bonifica. Si avvicina saltuariamente al mare, in prossimità delle foci dei grandi fiumi, ma non è ancora chiaro quanto possa spingersi all’interno di ambienti caratterizzati da acque salmastre. È una specie che abita le zone più profonde, senza però disdegnare acque decisamente più basse, soprattutto durante la caccia. Ama nascondersi tra rami e fanghiglia, riposando durante la maggior parte della giornata. Col giungere delle tenebre inizia a nutrirsi, portandosi spesso nelle zone d’acqua più vicine alla superficie.
L’aspetto di questo grosso pesce è singolare.
Gli occhi sono piccoli, il corpo cilindrico, ma si assottiglia e si comprime sempre di più verso la coda.
La grande bocca è provvista di tre paia di barbigli, un paio sulla mascella e 2 sulla mandibola, che aiutano il pesce nella ricerca di cibo oltre che nel combattimento. La pinna caudale è a delta, corta e tozza, le pettorali sottili, così come la dorsale e le ventrali.
La pinna anale invece è molto lunga.
La livrea è chiara sul ventre, bruna su fianchi e dorso, marezzata di marrone e bianco. È privo di squame e totalmente coperto di muco.
In acque molto limpide mostra livree tendenti a sottolineare il contrasto tra dorso nero e ventre bianco. In acque torbide assume colorazioni tendenti al marrone fino a giungere al giallo screziato di marrone, tipico degli esemplari che vivono in paludi.
I siluri di solito raggiungono i 1,3-1,6 metri e raramente superano i 2 metri. Si ritiene che possano raggiungere i 4 metri di lunghezza ma tali lunghezze sono estremamente rare e inoltre non si hanno delle prove certe.
Nei fiumi di Polonia, Ucraina, Francia, Spagna, Italia e Grecia, i siluri possono raggiungere grandezze considerevoli grazie alla scarsa concorrenza, all’abbondanza di cibo e alle condizioni di vita favorevoli.
Il pesce siluro è tra i maggiori predatori delle acque interne e si nutre di pesci vivi e morti, vermi, larve e quant’altro possa trovare sul fondo. Nello specifico, durante la fase giovanile la sua alimentazione è composta da invertebrati di fondale, mentre nella fase adulta si alimenta di pesci quali anguille e caprinici (barbo, scardola, carpa e carassio). In certi casi quando il siluro è a caccia risale dal fondo per vedere se c’è pesce nelle vicinanze e spesso è attirato da animali in movimento.
La quantità di pesce di cui si nutre giornalmente è pari al 1,99% del peso corporeo, difatti un esemplare di 10 kg di peso si nutre di 72,8 kg di pesce all’anno, ovvero 0,199 kg al giorno. La sua arma principale sono i barbigli, che gli consentono di individuare la preda al buio e in presenza di torbidità elevata.
Scientificamente è documentato un comportamento aggressivo durante il periodo riproduttivo e in condizioni di particolare stress. Il siluro è un predatore particolarmente versatile che nella fase adulta sa adattare le strategie di caccia al tipo di prede più facilmente disponibili nell’ambiente in cui vive, siano essi pesci, piccoli mammiferi, anatidi o uccelli. Diversi studi scientifici hanno evidenziato come una percentuale significativa nella dieta degli esemplari più grossi sia basata su piccoli mammiferi ed uccelli acquatici ed ipotizzato per questo un impatto ecologico negativo anche sull’avifauna palustre.
Dopo l’accoppiamento, che avviene quando la temperatura dell’acqua supera i 20 °C, la femmina depone le uova, che vengono poi curate dal maschio fino a quando gli avannotti non saranno indipendenti.
Criticità
La sua immissione nell’ecosistema è avvenuta quando la situazione ambientale dei fiumi del nord Italia era più compromessa dalla canalizzazione e dalle bonifiche, che avevano eliminato canneti e le zone di acqua bassa nei corsi più imponenti, molto importanti ai fini riproduttivi per numerose specie, tra cui la tinca ed il luccio. La scomparsa dello storione provocata dalla realizzazione di numerose dighe, e la lenta uscita di scena del luccio, hanno favorito notevolmente l’insediamento del siluro nelle acque italiane.
A causa delle sue elevate dimensioni è alla sommità della catena alimentare; in talune zone sono stati presi provvedimenti per salvaguardare le specie autoctone. La presenza di questa specie è considerata uno dei principali ostacoli alla rinaturalizzazione dei corsi d’acqua del Nord Italia. Da non dimenticare il carattere di massa dell’invasione del siluro nel Po: indagini in provincia di Rovigo hanno mostrato come in media il 27% della biomassa del fiume Po sia costituito da questa specie, che è anche la più rappresentata come numero di individui
Bibliografia
Wikipedia
Agraria.org/Fauna selvatica
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