Il tramway di Vaprio fu inaugurato il 6 giugno 1878. La tramvia Milano-Gorgonzola-Vaprio misurava dal capolinea originario di via Lazzaretto km 29,190 (più km 1,600 in seguito allo spostamento del capolinea in Viale Monte Nero).

Il tram nella diramazione per Cassano d’Adda a Inzago
La costruzione non era ancora iniziata che vennero condotti sulla Milano-Saronno nel settembre del 1877 i primi esperimenti con trazione a vapore.
I positivi risultati di queste prove fecero sì che la prima tramvia a vapore italiana fu proprio quella di Vaprio, battendo per soli 20 giorni la tratta Milano-Saronno che aveva invece dovuto adeguare al maggior peso delle locomobili il proprio armamento prima di metterle definitivamente in servizio.
Dopo il tratto urbano la linea giungeva a Crescenzago ove esisteva un raddoppio che, accostandosi al Naviglio Martesana, piegava sulla strada raggiungendo Cascina Gobba dove era un altro raddoppio e anche un rifornitore per locomotive.
Da qui attraversava Vimodrone, Cernusco, Cassina de’ Pecchi, Gorgonzola, Villa Fornaci, Bettola, Vaprio.
La linea si presentava assolutamente pianeggiante, almeno nel tratto sino a Villa Fornaci, ove le uniche difficoltà erano rappresentate dal superamento dei ponti di Cascina Gobba, sul Lambro, di Gorgonzola e di Villa Fornaci.
Il 1 luglio del 1880 venne aperta all’esercizio la diramazione Cascina Gobba-Vimercate della lunghezza di km 15,330.
Nella prima località si staccava dalla linea per Vaprio imboccando la Provinciale di Imbersago, attraversando il Naviglio Martesana e dirigendosi, quindi, su Cologno Monzese, poi Brugherio, Sant’Albino, Concorezzo, attestandosi alla periferia di Vimercate.
Il 15 agosto del 1880 la rete delle Tramvie dell’Adda venne completata con la diramazione Villa Fornaci-Cassano-Treviglio (gruppo Pistorius, poi T.I.P.) e collegata alle altre linee della medesima amministrazione.
Nel 1846 il tratto ferroviario Milano-Treviglio utilizzava i binari della linea di Vaprio per circa 550 metri, cioè sino al bivio tra la Padana Superiore e la Provinciale per Vaprio-Bergamo, piegava poi a destra per una stretta curva e proseguiva verso Inzago che attraversava nel suo nucleo urbano; giungeva a Cassano d’Adda, varcava l’Adda su un ponte in ferro e, dopo una curva abbastanza pronunciata, proseguiva poi in rettifilo sino a Treviglio.
I viaggi erano spesso avventurosi.
La manutenzione ordinaria quotidiana era affidata ad un solo uomo che provvedeva a tutto, il battipaglia: puliva le lettiere, asportava lo sterco dei cavalli, spargeva la paglia, sostituiva il conducente o il bigliettaio, insomma un tuttofare denominato anche lavalegni quando era addetto alla pulizia delle carrozze dei tram a cavalli detti legni.
Le piattaforme di testata (a terrazzino) delle carrozze del tram a vapore servivano per accedere all’interno della vettura, ma anche come ripiego in situazioni di affollamento.
Il tutto avveniva sotto una pioggia di carbonella, fuliggine, tizzoni (qualche volta accesi) che dall’alto del fumaiolo cadevano sui malcapitati.
Per ovviare a tutto questo si introdussero i teloni di rozza canapa robusta, agganciati alle testate di due tetti adiacenti, utilizzati anche per il riparo contro la pioggia.
Dopo insistenze, nei primi anni del dopoguerra, venne introdotta una carrozza in testa, dopo la locomotiva, per il solo servizio dei passeggeri di sesso femminile.

