Il riccio comune, talvolta detto anche riccio europeo è un mammifero che spesso viene impropriamente chiamato col nome porcospino (che invece fa riferimento all’istrice).

Il riccio presenta caratteristiche morfologiche arcaiche (come la formula dentaria e la conformazione del cervello) che lo accomuna ai primi mammiferi comparsi sulla Terra al termine del Cretaceo, rispetto ai quali non si è differenziato di molto: nel corso di milioni di anni ha solamente evoluto il rivestimento di aculei che tanto lo caratterizza agli occhi dell’uomo.
E’ diffuso in gran parte dell’Europa
Il riccio comune misura fino 25–27 cm di lunghezza, per un peso che solo eccezionalmente supera il chilogrammo (anche se in vista dell’inverno il peso può raddoppiare): la coda di solito raggiunge i 2,5 cm di lunghezza.
Il principale senso del riccio è l’olfatto.
Anche il senso del tatto è ben sviluppato; meno importante per loro è la vista, in ogni caso i ricci sono in grado di vedere fino a 30 m di distanza di giorno e fino a 12 m di notte.
Nonostante le piccole orecchie seminascoste dal pelo, i ricci sono infine in grado di udire frequenze comprese fra i 250 ed i 60.000 Hz, quindi ben dentro gli ultrasuoni: ciò aiuta l’animale nella ricerca del cibo.
Il corpo è tozzo ed a forma di pera: infatti al muso lungo e appuntito si contrappongono il collo corto e il quarto posteriore arrotondato.
Le zampe sono corte e tozze, ma i piedi hanno forma allungata e presentano tutti 5 dita con unghie appuntite: le impronte lasciate dalle zampe posteriori son assai diverse da quelle lasciate dalle zampe anteriori.
Gli aculei del riccio sono fino a 6000 e variano di colore al cambio di stagione.
Oltre a proteggere l’animale da aggressori in carne ed ossa, gli aculei prevengono anche seri danni dovuti ad urti o cadute: ciascun aculeo, infatti, nei pressi del follicolo pilifero presenta un restringimento che lo rende flessibile, in modo tale da assorbire urti anche di una certa entità.
Il riccio è un animale esclusivamente notturno: durante il giorno riposa nascosto nella sua tana, costituita solitamente da una cavità del suolo posta nel sottobosco, fra i tronchi e le foglie cadute.
Durante la notte esce alla ricerca di cibo, percorrendo tragitti sempre uguali: non teme di attraversare spazi aperti in quanto è ben protetto dalla corazza di aculei.
In una passeggiata notturna i ricci percorrono 1–3 km, si muovono in territori di caccia che possono estendersi fino a 30-100 ettari.
Il riccio ha abitudini solitarie e scontrose: durante i mesi invernali (fra ottobre ed aprile), è solito cadere in letargo.
Tale operazione risulta però piuttosto rischiosa per l’animale, in quanto nel caso in cui esso non abbia accumulato una quantità di grasso corporeo sufficiente nel corso della bella stagione, potrebbe morire per inedia.
L’aspettativa di vita media è di circa 3 anni sebbene possano raggiungere i 10 anni di età in assenza di pericoli e soprattutto se tenuti lontani dalle strade.
Per la variegata dieta che assume, è un animale onnivoro.
L’alimentazione del riccio si basa su invertebrati di vario tipo, su uova e nidiacei, rettili ed anfibi; non disdegna nemmeno di mangiare piccoli mammiferi, soprattutto topi, di cui è considerato un cacciatore spietato in quanto uccide gli adulti e dissotterra i nidi per nutrirsi dei piccoli
In caso di necessità, i ricci mangiano senza problemi anche ghiande, bacche, frutta ed altro materiale di origine vegetale nutrendosi in casi estremi anche di foglie.
Il latte vaccino è un veleno per i ricci non potendo digerirne il lattosio.
La gestazione può durare dai 30 fino ai 50 giorni e il numero di piccoli che nascono può variare da 1 a 9.
Il parto avviene fra maggio e ottobre, ma se la femmina si riproduce in anticipo potrà partorire due volte.
Attualmente il riccio è una specie protetta dalle leggi italiane, pertanto non si può né cacciare, né detenere in cattività.
Bibliografia
Wikipedia



